Cenni di storia della Massoneria

Le origini della massoneria, intesa come ordine a carattere iniziatico che raccoglie uomini in cerca di verità, sono tutt’ora incerte e oggetto di dispute storiografiche. L’uomo, infatti, da sempre si interroga sul senso del proprio esistere, sui misteri dell’universo, sul rapporto tra sé e il divino; e da sempre comunica concetti di carattere trascendente attraverso simboli, intesi come finestre su significati più ampi, e come forme che incorporano significati trascendenti. I fiumi che portano acqua nel grande alveo massonico, infatti, provengono da culture antichissime, le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Quanto invece alle origini della fisionomia dell’Istituzione per come oggi la si conosce, le cose si fanno più certe.

Un passato remoto ma presente

Nei Collegia Fabrorum romani, negli ordini cavallereschi, nell’esperienza templare, in quella dei Maestri Comacini, delle corporazioni di arti e mestieri medievali, in particolare quelle dei taglia pietra e dei costruttori delle grandi cattedrali europee, si può ravvisare, in controluce, l’ossatura che, nei secoli, ha ispirato la formazione della massoneria moderna. In particolare, il lascito ereditario maggiore, va rintracciato nell’esperienza medievale dei costruttori europei, fatta di un sapere gelosamente custodito e protetto attraverso ordini e gradi (apprendista, compagno, maestro), organizzata in gerarchie di competenze maturate nei secoli, strutturata con regole chiare e definite, inserita in un circuito internazionale di circolazione della manodopera e del sapere specializzati che ben si prestava a trascendere le divisioni di lingua, culturali e religiose che hanno diviso l’Europa fino al Novecento inoltrato. La torsione, da corporazione di mestiere (muratoria), cosiddetta operativa, a ordine iniziatico speculativo (massoneria), avvenne attorno alla metà del XVI secolo, quando nelle corporazioni vennero “accettati” anche coloro che nulla avevano a che fare con l’arte muratoria in senso stretto, ma che, per elevata moralità, cultura e prestigio, chiedevano di farne parte. Le motivazioni che condussero a ciò erano le più diverse. È ipotizzabile che, nell’Europa del tempo, la struttura e il patrimonio simbolico e culturale delle logge (i luoghi dove si radunavano gli addetti al cantiere), fatte di strumenti come il compasso, la squadra, il filo a piombo, la livella, ecc.; e di antiche conoscenze di tipo matematico-esoterico, fornissero un riparo, fisico e ancor più culturale, più o meno sicuro a coloro che, per sensibilità, modernità delle idee, posizioni filosofico-religiose, trovavano sicuro rifugio a dibattiti che, a quel tempo, suonavano come eretici e pericolosi alle orecchie di sovrani e autorità religiose. Si aprì quindi un circuito, per i tempi molto vasto, nel quale le idee riuscivano a circolare con una fluidità sconosciuta ai canali ufficiali, e che richiamò personalità da tutti gli ambiti del sapere, da quello umanistico, a quello scientifico, a quello religioso e della musica. I secoli della Rivoluzione Scientifica, dell’Illuminismo e delle grandi rivoluzioni filosofico-culturali (da quella americana a quella francese) che abbatterono l’ancièn regime, furono allo stesso tempo il carburante e il prodotto di un universo culturale che trovava nelle logge massoniche uno dei suoi momenti più alti e vibranti.

Il Settecento, secolo mirabilis

Si suole far risalire al 1717-1723, con le Costituzioni di Anderson, la fondazione della prima Gran Loggia Unita di Inghilterra, il momento principiante della massoneria moderna e punto di partenza di una storia comune e condivisa, sebbene declinata nelle sue tante versioni nazionali. Ma lo snodo non fu che il precipitato di numerose esperienze massoniche, in special modo anglosassoni, che già da tempo innervavano la società civile. Da quella data, com’è noto, fu la Gran Loggia madre di Inghilterra a conferire patenti di regolarità alle logge di tutta Europa. Il Settecento rappresenta sicuramente il secolo d’oro per la diffusione delle idee massoniche in tutto il continente. Complici dell’attecchimento della libera muratoria, furono, quasi certamente, la diffusione delle moderne idee di tolleranza, fucine delle quali furono, con ogni probabilità, proprio le officine liberomuratorie; il processo di state-building europeo, con la diffusione capillare, sebbene già principiata nel XVI secolo, della diplomazia; lo slancio illuministico dei philosophes al di qua e al di là della Manica, che veicolava la concezione del sapere come molla della civilizzazione delle genti, nonché del progresso economico, sociale e morale. La Massoneria, insomma, conobbe una grande diffusione, e le logge si gonfiarono di iniziati provenienti in modo obliquo dalla società civile: dalle libere professioni, ai commerci, agli apparati statali e militari. Con la sua diffusione, la Massoneria venne quindi declinata nelle diverse realtà sociali e statuali nelle quali gettò profonde radici. In Francia, Austria e, in modo tardivo, in Italia e Spagna (con la cosiddetta massoneria dei gradi, o rossa), in Germania (Stretta Osservanza), la liberamuratoria si radicò un po’ dovunque, con buona pace della Chiesa Cattolica che, a più riprese, ne scomunicò gli affiliati, portatori – secondo quest’ultima – di una concezione, tra l’altro, gnostica dell’uomo, e quindi, di per sé, blasfema. Inutile dire che per il suo carico altamente infiammabile di idee di libertà, eguaglianza, tolleranza, soprattutto religiosa, prima ancora che politica, la massoneria troverà molti nemici tra coloro che più facevano ostruzione al corso della storia, fatto di incipienti trasformazioni economiche e produttive (Rivoluzione industriale), sociali, politiche e culturali (Rivoluzione Francese e Americana).

Il lungo Ottocento

L’800, secolo della restaurazione, ma anche del definitivo superamento dell’Ancien regime e dell’affermazione del modello dello Stato nazionale, del patriottismo romantico e del positivismo. La massoneria giocò un ruolo di assoluta protagonista dei mutamenti epocali che vennero a maturazione. Con l’affermazione, lenta ma graduale, della media e grande borghesia; con la trasformazione inesorabile dei rapporti di produzione e delle forme della proprietà; con il diffondersi delle moderne concezioni di stato e società, fondati non più sul privilegio ma sul merito e sul censo; le logge divennero un vero e proprio momento formativo della nuova coscienza laica e secolarizzata di quegli strati sociali che spesso non riuscivano ad essere rappresentati nelle sedi decisionali del potere statuale. La dinamica centripeta, di matrice liberale che, su basi nazionali, porterà alla formazione dello stato moderno ottocentesco, produrrà non pochi momenti di scontro, anche molto cruento (1821, 1848, 1860-1, 1870, ecc.) tra la parte più avanzata delle società, e i cosiddetti retrivi, come amava definirli Giuseppe Zanardelli, coloro cioè che incarnavano ancora un’Europa dei privilegi di ogni tipo, reclamati per discendenza divina, ormai assolutamente stonati rispetto alle note che suonavano di libertà dell’individuo e che già da secoli veniva suonata, per esempio, nelle logge massoniche. La massoneria, in questo frangente, fornisce ai movimenti patriottico-insurrezionalisti, un buon riparo dalle macchine repressive statuali, nonché un canale formidabile di diffusione della nuova cultura liberale che serpeggiava in tutta Europa; e si salda, in modo definitivo, alle esperienze risorgimentali dei vari paesi europei, contribuendo in modo determinante all’affermazione di una cultura di matrice liberale, laica e modernizzatrice. Fu il momento delle Gran Logge nazionali, che si legheranno, chi più, chi meno, per regolarità, alla Gran Loggia Unita di Inghilterra; ma che, ciascuna a suo modo, scriveranno pagine alte e indelebili di storia patria.

Il Novecento e la contemporaneità

L’Ottocento si chiuse definitivamente solo con la Grande Guerra. Si aprì il Novecento, il secolo del Secondo conflitto mondiale e dei totalitarismi, di marca nazista-fascista e comunista, cimitero dell’idea di libertà alla quale così tanto aveva lavorato la massoneria, in un lento e sotterraneo scavo delle coscienze e di edificazione delle idee. L’affermazione del nazismo fu sinonimo di desertificazione dell’esperienza massonica tedesca (1933), così come lo furono, per l’Italia, le leggi fascistissime del 1925. L’ottobre rosso sovietico, di segno opposto ma del tutto identico nel valorizzare i diritti universali e inviolabili dell’uomo, congelò le esperienze liberomuratorie dell’Europa Centro-Orientale, per almeno un sessantennio. Ma fu in generale l’idea stessa di libertà, scaturita dal liberalismo, inteso come filosofia politica che pone al centro del vivere collettivo l’individuo (si veda la Costituzione Americana, o la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, frutto della Rivoluzione Francese), paradossalmente, nel Novecento, a venire per lungo tempo mortificata. A questo clima culturale poco favorevole, si aggiunsero alcune divergenze interne alle varie obbedienze nazionali, come quando nel 1929 la Gran Loggia Unita di Inghilterra tentò di imporre un’unica visione di ciò che dovesse rappresentare la regolarità massonica, suscitando così un disallineamento del Grande Oriente di Francia.
Nonostante le guerre, la persecuzione razziale (molte logge erano – e sono – partecipate da ebrei, di cui la cultura rappresenta un filone ricchissimo del corpus culturale massonico), la repressione pura e semplice, la massoneria ha saputo esprimere grandi momenti ideali di superamento dei drammi del Novecento: la Società delle Nazioni prima, e l’Organizzazione delle Nazioni Unite dopo, solo per citare un paio di esempi. Tentativi di superamento e compensazione di quelle divisioni dell’Europa delle nazioni (trasformatasi nell’Europa dei nazionalismi) che proprio la massoneria aveva contribuito a far germogliare nel secolo precedente.
Il secondo dopoguerra vedrà la rinascita, quasi a tamburo rullante, della massoneria nei territori finalmente liberati e depurati dall’esperienza totalitaria. Giocherà un ruolo determinante, nella rinascita massonica europea, soprattutto la massoneria americana, per i più diversi fini, forse anche di definitivo contenimento delle spinte, mai del tutto sopite, verso tentazioni autoritarie, e come antidoto, o anticorpo, per la fragile, ma sostenuta, rinascita delle coscienze europee; intesa sicuramente, e a buon titolo, baluardo di libertà, fratellanza e tolleranza.